Benvenuti al manicomio istituzionale🎭🕯️
Viviamo in un manicomio. Un manicomio istituzionale, ben confezionato, che chiamiamo università. Ogni giorno, quando varco quella soglia, ho l’impressione di entrare in un teatro dell’assurdo: corridoi grigi, facce assenti, professori che recitano la solita liturgia accademica come se fossero dei cardinali del sapere, più preoccupati di custodire il dogma che di trasmettere conoscenza. O meglio: che di fornire strumenti per capire un mondo che cambia e affrontarlo con uno sbocco professionale reale.
Il Conclave accademico 🔒
E qui entra in scena il Conclave. No, non quello dei cardinali in Vaticano, ma quello che si celebra quotidianamente nelle stanze ovattate delle facoltà. Seduti in cerchio, come in una messa laica, i baroni universitari discutono di piani didattici, di riforme strutturali e di innovazione. Peccato che nessuno di loro abbia mai messo piede nel mondo reale da almeno trent’anni. La loro idea di innovazione si limita a cambiare il font delle slide o, nei casi più rivoluzionari, ad aggiungere un modulo online per l’iscrizione agli esami, perché aggiornare il sistema burocratico sembra troppo ambizioso.
La fumata bianca dell’illusione 💨
Sono come quei cardinali che si rinchiudono nella Cappella Sistina per eleggere un nuovo Papa, solo che qui l’unica fumata bianca che vedo è quella delle loro illusioni. Le stesse che vendono a migliaia di studenti ogni anno: studiate, sacrificatevi, seguite il percorso, e un giorno sarete ripagati. Ripagati di cosa? Di aver imparato a sopportare il nulla istituzionalizzato?
L’élite che non guida 🧠⚰️
Pareto avrebbe molto da dire su tutto questo. Lui, che teorizzava la ciclicità delle élite, sarebbe perfettamente a suo agio osservando questo teatro. Perché è evidente: le élite accademiche non guidano, anestetizzano. Non formano, assoldano. Non educano, perpetuano se stesse. E noi? Noi siamo solo comparse in questo Conclave dell’Ipocrisia, spettatori paganti di una rappresentazione che si ripete immutabile da decenni.
I numeri della disfatta 📉
L’università, oggi, non è più il luogo del pensiero critico, ma un mausoleo del pensiero morto. Non si insegna a capire un mondo che cambia, non si danno strumenti per interpretarlo, ma si perpetua un sapere sterile, buono giusto per accumulare crediti. E mentre le nuove generazioni vengono spinte ad accumulare titoli come fossero reliquie sacre, il mondo là fuori evolve, si trasforma, corre. Ma non loro. Loro sono fermi, seduti in cerchio, a discutere sul nulla, protetti dall’incenso dell’autoreferenzialità.
Dati recenti confermano questa deriva: in Italia, il tasso di NEET — giovani che non studiano e non lavorano — supera il 19%, il più alto d’Europa. In Liguria, la situazione è ancora più drammatica, con numeri che superano la media nazionale. Nel frattempo, Paesi come la Germania o i Paesi Bassi viaggiano su percentuali che sono la metà delle nostre. Forse il nostro Conclave dovrebbe interrogarsi anche su questo, ma è probabile che preferiscano continuare a discutere del colore delle slide.
Calo demografico o selezione naturale? 🐣
In questi mesi, nelle stanze imbalsamate dell’università italiana, si sente riecheggiare un unico mantra: “È colpa del calo demografico”. Non ci sono più studenti. Non ci sono più fondi. Non ci sono più margini. Sembra quasi che un branco di cicogne abbia scioperato improvvisamente nei primi anni Duemila, sabotando il futuro accademico della nazione.
Peccato che nessuno voglia ammettere la verità più semplice e scomoda: il fallimento è vostro.
Siete voi, i sacerdoti dell’autoreferenzialità, i guardiani del nulla, i dinosauri accademici che per decenni avete ignorato ogni segnale di cambiamento. Avete continuato a insegnare come negli anni ’80, con le stesse slide, lo stesso lessico, lo stesso disprezzo per chi arrivava da fuori. Ora che le aule si svuotano, piangete come pastori che scoprono il recinto vuoto solo dopo che le vacche sono scappate.
Zoologia accademica 🐢🦕🐓
Ma diciamolo con chiarezza zoologica:
- I precari stanno nel canile accademico, abbaiano al cielo e sperano in una ciotola piena a fine contratto.
- Gli studenti sono trattati come polli da allevamento 🐓, da far crescere a forza di CFU e dispense fotocopiate.
- I concorsi sono corse di cavalli truccate 🐎, dove vince chi ha il fantino giusto (spoiler: non siamo noi).
- E voi, le élite accademiche? Voi siete koala sonnolenti 🐨, appesi al ramo della burocrazia, incapaci di evolvervi ma tenacemente determinati a rimanere immobili.
La grande estinzione 💥🪐
Ora volete salvarvi parlando di “razionalizzazione delle risorse”, di “ottimizzazione della didattica”, di “ridefinizione degli incarichi”. Tradotto: meno contratti, più sfruttamento, stesso incenso.
E nel frattempo noi —quelli senza pedigree, senza cognomi blasonati, senza tessere— continuiamo a portare avanti corsi, rispondere a email, correggere esami, preparare dispense. Tutto senza riconoscimento, ma con una puntualità quasi canina.
Eppure non ci siamo estinti. Perché a differenza vostra, noi ci siamo evoluti. Abbiamo imparato a lavorare in dieci contesti diversi, in tre lingue, con due stipendi l’anno e zero certezze. Siamo la specie adattiva che ancora tiene in piedi questa farsa chiamata università.
Voi invece vi estinguerete come i brontosauri: maestosi, lenti, e del tutto incapaci di vedere l’asteroide che avete voi stessi lanciato in orbita.
Conclusione: la fumata nera 🚬
Forse un giorno arriverà una fumata nera, densa e reale, a segnalare la fine di questo manicomio istituzionale. O forse no. Forse continueremo a illuderci che dietro quelle porte chiuse si decida ancora qualcosa di importante.
Ma, se posso permettermi, io non credo ai miracoli.
✊ Il futuro arriva senza chiedere. Anche dietro le porte chiuse della Multiversità.
Saperlo leggere è l’unica resistenza. Se anche tu ti senti intrappolata in un sistema che celebra il nulla e promuove solo chi tace, segui Osservatorio Futuri o sostienimi con un caffè su Buy Me a Coffee ☕.
Perché il pensiero critico non si estingue. Resiste, scrive, e si evolve.

