Sono passati 144 giorni da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca per la seconda volta.
Nel frattempo, Gaza brucia, Putin avanza, l’Europa balbetta, e il dollaro impone la linea a colpi di dazi. Ma tranquilli: negli USA si parla soprattutto del golf del presidente e del look della First Lady.
Mentre Israele continua a bombardare Gaza tra l’imbarazzo globale e l’inerzia delle diplomazie, Trump blinda Netanyahu e taglia i fondi all’UNRWA.
Nel frattempo, l’Ucraina combatte senza sapere più per chi: l’ombrello NATO scricchiola, e Washington detta condizioni come un usuraio in tempo di guerra.
La nuova guerra fredda con la Cina è ormai ufficiale: dazi su auto elettriche, semiconduttori e tecnologie verdi, che colpiscono Pechino… e danneggiano pure Detroit.
Trump non è solo tornato: è entrato in modalità bulldozer.
E in 144 giorni ha fatto più danni geopolitici di quanti tweet riesca a scrivere in una settimana.
America First (di nuovo) 💥
Trump ha rispolverato lo slogan con cui aveva già messo in crisi mezzo pianeta: America First. Ma stavolta con più convinzione, meno diplomazia e ancora meno alleati.
Nel nome della sovranità USA, ha riscritto trattati, ignorato vincoli ambientali, ridotto il budget per gli aiuti internazionali e fatto ripartire guerre commerciali come se fosse il 2018.
👉 Il mondo? Può affondare. Basta che l’America stia a galla.
📦 Dazi doganali: il ritorno del protezionismo 2.0
A inizio maggio, la Casa Bianca ha annunciato l’aumento dei dazi contro la Cina, colpendo in modo mirato auto elettriche, semiconduttori e batterie. Il messaggio è chiaro: Pechino non è un partner, ma un nemico economico da contenere.
Nel frattempo, il mercato globale arranca: le borse ballano, l’Europa incassa il colpo e l’industria americana – ironia della sorte – denuncia l’aumento dei costi.
America First? Sì, ma nel senso che tutti gli altri possono anche affondare.
🧨 Ucraina: da dossier centrale a file dimenticato
L’Ucraina è diventata un file dimenticato sulla scrivania di un funzionario distratto.
Trump ha ridotto gli aiuti militari, bloccato nuove tranche e messo in discussione la stessa partecipazione americana alla NATO se gli alleati non “pagano di più”.
Putin, intanto, brinda: Mosca ha aumentato la produzione di munizioni (1 milione l’anno secondo fonti del Guardian) e l’Occidente appare spaccato tra chi vuole resistere e chi fare finta di nulla.
Gaza: l’ecatombe silenziosa 🩸
Mentre Washington si concentra sui dazi, a Gaza si continua a morire.
Secondo le ultime stime delle Nazioni Unite (giugno 2025), oltre 36.000 morti palestinesi – in gran parte civili – e una crisi umanitaria devastante.
E la risposta di Trump? Sostegno incondizionato a Netanyahu, senza una parola sulle vittime.
👉 Il massacro di Gaza non è solo tollerato: è normalizzato come effetto collaterale dell’ordine secondo Trump.
🤖 Intelligenza Artificiale e censura
Trump non poteva ignorare il giocattolo preferito del 2025: l’intelligenza artificiale.
Peccato che la sua proposta sia degna di un romanzo distopico: creare una Commissione federale per “verificare” i modelli IA, ovviamente sotto controllo politico.
La privacy? Un optional.
La libertà accademica? Una minaccia.
La scienza è utile solo se dice quello che Trump vuole sentire.
NATO: affari sporchi tra amici ⚙️
I rapporti con la NATO somigliano sempre meno a un’alleanza e sempre più a un ribaltamento di potere tra ex soci: Trump minaccia l’uscita se i Paesi europei non alzano la spesa, mentre pubblici attestati di stima verso leader illiberali diventano la norma. Come quando ha definito Viktor Orbán un “grande uomo e persona molto speciale”, in un video mandato alla CPAC Hungary 2025, conferenza conservatrice ospitata proprio da Orbán a Budapest.
E non basta: a maggio ha partecipato a una videochiamata con Erdoğan, il principe saudita e il presidente siriano al‑Sharaa per riallacciare i fili di una geopolitica mediorientale nella quale Trump si propone come garante regionale . È un’amicizia visibile, non sotterranea.
📺 Reality Show Globale: una Casa Bianca da binge-watching
Trump twitta su Gaza alle 3 di notte, minaccia la Cina all’alba e gioca a golf tra una crisi e l’altra.
I suoi consiglieri? Più vicini a una redazione di The Apprentice che a un consiglio di sicurezza.
Benvenuti nel reality geopolitico 2025.
🧨 E ora, anche l’Iran: il Medio Oriente va in fiamme (con l’ok di Trump)
Nel bel mezzo del caos globale, serviva solo una miccia. E Israele non ha deluso.
Il 13 giugno, mentre in Europa si discute di bandiere arcobaleno e tassi d’interesse, Israele ha lanciato un attacco su larga scala contro l’Iran, colpendo centrali nucleari e comandi militari. Tra gli obiettivi, i siti di Natanz e Fordow, nomi che evocano l’ombra lunga del nucleare e l’odore acre delle guerre non dichiarate.
🔴 Risultato? Morti eccellenti tra le file dei Pasdaran (incluso l’ex comandante Salami), decine di droni in volo, spazio aereo chiuso, nervi scoperti.
🇺🇸 E Trump? Applaude. Anzi, rivendica. Ha dichiarato al Wall Street Journal che gli Stati Uniti “erano al corrente dell’operazione” e ha definito l’attacco “molto efficace”. Naturalmente, ha aggiunto: “Non è finita qui.”
L’America osserva, commenta, benedice. Ma ufficialmente, non partecipa. È il nuovo stile geopolitico USA: basta una strizzata d’occhio, e il mondo esplode.
Conclusione
Dopo 144 giorni di Trump, pensavamo di aver visto tutto: dazi, diktat, sorrisi a Orbán, minacce alla NATO, flirt digitali con Erdoğan. Ma no. Il copione era appena all’inizio.
Ora il Medio Oriente è ancora più incandescente e il Presidente della potenza “più grande del mondo” commenta l’attacco all’Iran come se si trattasse dell’ultima puntata di un reality show.
Nel frattempo, l’Europa balbetta, l’ONU invoca moderazione come un disco rotto, e la geopolitica ha ormai preso le sembianze di un videogioco senza regole, in cui vince chi ha il joystick e la bomba atomica.
📌 La verità? Il mondo non è cambiato. È semplicemente entrato in modalità piloto automatico. 🎯 Destinazione? Non ignota. Autodistruzione.
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L’unica difesa è saperlo leggere.

