Il futuro è una promessa.
I futuri, una sfida.

Primo Maggio nella Nepotekonomia

1 Maggio 2025
Scritto da silvinad

Docente a contratto.
Analista libera.
Comunico ciò che il potere preferirebbe tacere. 

Il Primo Maggio è la giornata in cui si celebra il lavoro. Anche in Italia, che è un po’ come celebrare la trasparenza in una loggia massonica.

La nostra è la Repubblica fondata sul lavoro… degli altri. Nella pratica, sul lavoro trovato grazie al cognome, all’amico di famiglia, al solito zio nel posto giusto. Una Repubblica che si regge sulla più inossidabile delle architetture sociali: la Nepotekonomia.

Benvenuti nella Nepotekonomia, il sistema economico dove il merito è un optional e il lavoro si eredita come il servizio di piatti della nonna. Non c’è algoritmo, IA o curriculum che tenga: contano il cognome, le conoscenze e il circolo giusto. Il resto è retorica per chi non è nato nella sala VIP.

In Parlamento siedono sempre gli stessi cognomi, generazionalmente incollati alle poltrone come chewing gum sotto i banchi di scuola.
Nell’università vincono sempre gli stessi: concorsi su misura, pubblicazioni tra parenti, cattedre assegnate a tavolino.

📊 Dati alla mano

Secondo uno studio di Vincenzo Scoppa, in Italia la probabilità di lavorare nel settore pubblico aumenta del 44% se il padre è un dipendente pubblico.

Nelle università italiane, un’analisi di Stefano Allesina ha rilevato che in 9 su 28 discipline accademiche, più della metà dei professori condivide lo stesso cognome, con una tendenza crescente da nord a sud, raggiungendo il picco in Sicilia. ​

La politica? Peggio. I parlamentari si moltiplicano per partenogenesi. E tra i contrattisti dell’università, la parola “merito” si usa solo nei comunicati stampa.

Intanto tu? ntanto tu? Tu studi, fai corsi di formazione, ti alleni a scrivere mail con “cordiali saluti” senza sembrare disperato, e magari ti accontenti di una riga in più sul CV, di quelle che non ti pagano le bollette ma servono a dire che “hai fatto esperienza”.

📚 Nexum non è una distopia. È una cronaca romanzata del presente

Nel mondo chiuso di Zorgon-5, la Multiversità assegna ai Ricercatori Temporanei punti di valorizzazione accademica, non stipendi.

Se ti sembra assurdo, leggi un bando per docenti a contratto nel tuo ateneo.
O parla con un assegnista con 15 anni di esperienza che ancora spera nella “chiamata”.
La differenza tra Nexum e l’Italia reale? Su Zorgon-5 almeno nessuno finge che sia giusto.

🐍La Casta che non conosce disoccupazione

Sono ovunque, anche se non te ne accorgi. Parlano nei convegni, scrivono editoriali, firmano bandi, tengono cattedre.
Sono i professori ordinari, i rettori eterni, i giornalisti incastonati nei talk show, i tecnici che saltano da un governo all’altro come cavallette nei campi sterili del potere.

Nessun algoritmo li valuta. Nessuna scadenza li mette in discussione. Nessun risultato li obbliga a migliorare.
In compenso valutano tutti gli altri.

Producono sapere come si produce carta: a tonnellate, spesso riciclata, spesso illeggibile.
E quando serve giustificare i tagli alla ricerca, sono i primi a parlare di “sostenibilità” – ma senza toccare i loro fondi.

🕳️Il vero lavoro: quello che non fa curriculum

Fuori da questo tempio delle Eccellenze, esiste un popolo di precari strutturali, docenti a contratto, ricercatori a tempo determinato che a forza di valorizzazioni sono diventati invisibili.


Ogni punto in graduatoria è un rosario di pubblicazioni, corsi di formazione, lettere di referenza, moduli caricati su piattaforme ministeriali che nemmeno l’INPS riesce a decifrare.

Ma il posto o l’incarico non arriva. Perché è già stato assegnato.
A qualcuno che aveva “più esperienza”. O meglio: più parentele o gli sponsor giusti.

  • Stage non pagati, “collaborazioni” da 4 euro l’ora
  • Freelance con partita IVA trattati come dipendenti, ma senza ferie né tutele
  • Finti autonomi, veri sfruttati
  • Lavoro digitale: algoritmi che decidono se mangi o no

🌍 E all’estero?

  • In Svezia, la probabilità che un figlio segua le orme del padre nel settore pubblico è inferiore al 6%.
  • Secondo il Corruption Perceptions Index 2024 di Transparency International, l’Italia si posiziona al 52° posto su 180 paesi, con un punteggio di 54 su 100, indicando una percezione di corruzione superiore alla media europea

Conclusione

Buon Primo Maggio a chi lavora senza protezione, senza titoli onorifici, senza visibilità.
E buon Primo Maggio a chi ha costruito un impero sul privilegio, sul clientelismo e sull’immobilismo mascherato da eccellenza.
Ma tranquilli, ci dicono, il futuro è meritocratico. Basta solo avere pazienza. E lo zio giusto.

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